LA CULLA DEL PATRIARCATO
- Mic Wallstone
- 21 nov 2024
- Tempo di lettura: 4 min
BDSM, PORNO, MISTIFICAZIONE, POTERE

La sessualità alternativa del BDSM (Bondage, Discipline, Sadism, Masochism) è spesso stata considerata una devianza comportamentale, il sintomo di instabilità mentali o l’indice della pericolosità di chi la pratica. Il timore di fronte a pratiche sessuali che sfidano le norme dell’etica e mettono in dubbio la morale porta ad una concezione errata, pregiudicante.
I social, i media, la produzione cinematografica, con “Cinquanta sfumature di grigio”, concorrono ad una rappresentazione mistificata, irrealistica e al rinforzo della concezione stereotipata che la società ha riguardo alla comunità kinky (chi pratica una sessualità non convenzionale). In particolar modo svolge questo ruolo la pornografia alternativa.
Esiste il porno alla Rocco Siffredi, che conosciamo tuttǝ, governato da uomini e pensato per uomini etero, cisgender solitamente molto basici. Il porno mainstream, quello in cui la donna è al servizio dell’orgasmo maschile, dove avvengono scene di sesso prestazionali che nemmeno Silvester Stallone. Esiste poi un porno più trafilato, di nicchia, rivolto ad una categoria specifica, che si occupa della rappresentazione di pratiche e comportamenti consensuali agiti sulla base di fantasie eccitatorie inusuali: le parafilie, modi di ricercare il piacere sessuale non comuni alla sessualità convenzionale, prevalente, solitamente focalizzata sul contatto e la stimolazione genitale e la penetrazione della donna da parte dell’uomo.
È il grande mondo del BDSM, dove il piacere viene sperimentato sottoforma di dolore, umiliazione, sottomissione, dominazione, feticismo (forma di ossessione erotica su una parte del corpo o un oggetto/materiale, come i piedi o i tacchi o gli abiti in pelle…), dove le fantasie dei/delle partners scorrono più libere, incensurate.
La pornografia alternativa, nonostante inizialmente possa dar l’idea di una raffigurazione svincolata dai tabù della sessualità predominante a favore di una sessualità più coraggiosa nella scoperta dei piaceri e più alla pari fra i generi, così come è nella realtà di chi pratica BDSM, non è granché da meno della pornografia classica mainstream.
In Italia l’ambiente dell’industria erotica, in modo evidente o più celato, rimane un terreno ambiguo in mano a uomini di una certa età, influenti, ricchi e viscidi. Loro istruiscono, inseriscono, promuovono donne interessate all’industria del porno. Loro sono i registi e gli attori, loro sono i manager il cui interesse è quello di far vendere immagini e video che portino al culmine dell’eccitazione sé stessi e gli uomini che li compreranno; nel porno classico come già sappiamo, nel porno alternativo innalzando la donna a Donna potente dominatrice, che piega e domina gli uomini a suon di fruste e strap on (dildo usato per la penetrazione). La rappresentazione dei rapporti sessuali viene di nuovo distorta, estremizzata, dove la donna da preda dell’uomo che la penetra violentemente diventa la Dea sprezzante che possiede il controllo fisico e mentale del maschio. Ma pur sempre ne è al servizio. Da donna che pratica la fellatio a uomini di poca credibilità a donna che la pratica ma con i piedi. Queste donne vengono chiamate nei video porno alternativi, Mistress (Dominatrice). Non stupisce che molte pornostar stiano migrando negli ultimi tempi dalla pornografia mainstream alla pornografia alternativa, principalmente per due motivi: per essere meno vittime di umiliazioni sessuali indesiderate da parte degli uomini e quindi con l’illusione di un maggiore controllo sul genere maschile e per un guadagno più alto in un lavoro che nel tempo può diventare autonomo.
L’industria erotica si alimenta delle profonde insicurezze delle donne, ignare di cosa sia il BDSM, se le divora e molte ragazze desiderose di attenzione, fama, potere entrano in questa macchina fatta di gloriose promesse e facili illusioni: la culla del patriarcato. Ti culla, ti rassicura, ti mette sotto i riflettori, ti innalza, ti riempie di soldi ma in cambio ti chiede compromessi su chi sei, sulla tua identità, sui tuoi interessi sessuali personali in nome del bisogno maschile dominante e per vendere dovrai adattarti alle regole del business, a quello che è il mercato, che si chiama patriarcato. E sarà dura, per il successo dovrai imparare a emergere, a farti notare, fra tante donne, e impererai a sgomitare, sarai pronta a fare piazza pulita per la concorrenza e venderai video a più non posso e sarai la più bella e la più sexy perché se no rischierai che ti cada via la maschera del potere.
Il fatto più grave è che anche con i porno alternativi viene trasmessa una realtà della sessualità deformata, a senso unico e malsana. La donna viene ugualmente oggettivizzata, le viene assegnato un modello femminile tossico, l’idea attorno alle persone che vivono il BDSM nella realtà viene stereotipata, i valori alla base della sessualità vengono manomessi e vengono promossi valori come la violenza, la sopraffazione, la fame di potere, la rivalità e si trasmettono messaggi sbagliati.
Nella realtà kinky (ciò che non è convenzionale), già spesso fraintesa e giudicata, il piacere non ha genere ma è democratico, sano, sicuro, è di tuttǝ ed è discusso, concordato, si predilige l’espressione della specialità del desiderio e men che meno c’è un gran numero di Mistress.



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